Bonus verde, tutti a rifare il giardino

INCENTIVI • La detrazione fiscale è del 36%. Quali sono gli interventi consentiti e come farli 

di vanni raineri 


La prossima settimana l’arrivo della primavera sarà ufficiale, e chi ha un appezzamento verde presso la propria abitazione sta già pensando a quali fiori e ortaggi piantumare, e magari sta pianificando interventi più sostanziali.
A costoro giovi sapere che il governo nella Legge di Bilancio 2018 ha inserito il cosiddetto “bonus verde”, grazie al quale chi sistema “a verde” un’area di pertinenza scoperta si avvale della detrazione fiscale Irpef del 36%, calcolata su una spesa massima di 5.000 euro. Un provvedimento simile, nel suo meccanismo, a quello che da qualche anno premia chi compie interventi di ristrutturazione edilizia: anche in questo caso il rimborso verrà spalmato su 10 anni.
I motivi che hanno portato al provvedimento sono tre: un aspetto di tipo ambientale, il tentativo di contrastare il nero, che in questo campo è predominante, e la tutela della sicurezza. Per quanto riguarda l’ambiente, anche le ultime ricerche hanno stabilito che una città più verde ha un inquinamento più basso e una temperatura ridotta. Si stima che la presenza di alberi riduce la concentrazione del pm10, il particolato atmosferico purtroppo ben noto a Cremona, tra il 7% e il 24% entro i 100 metri di di- stanza dalla pianta, e riduce la temperatura dell’ambiente da 1 a 3 gradi.
Si dice che il bonus verde è indirizzato a giardini e terrazzi, ma chi può davvero beneficiarne? Innanzitutto l’intervento di “sistemazione a verde” deve avvenire in un’area scoperta pertinenza di un edificio privato esistente. Deve trattarsi della realizzazione di recinzioni, impianti di irrigazione e realizzazione di pozzi, realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili. In particolare a detrazione sarà legata anche alla fornitura e messa a dimora di piante o arbusti di qualsiasi genere o tipo, alla riqualificazione di tappeti erbosi (con esclusione di quelli utilizzati per uso sportivo con fini di lucro), anche mediante la realizzazione o l’adeguamento di impianti di irrigazione, nonché a lavori di restauro e recupero del verde relativo a giardini di interesse storico e artistico. La detrazione spetterà anche per le spese condominiali, ed anche in questo caso si applicherà il tetto massimo di 5.000 euro (per ogni unità immobiliare).
Più facile indicare cosa non rientri nel provvedimento: non vi rientra la realizzazione di un orto, il taglio di alberi ad alto fusto, la posa di erba sintetica, l’acquisto semplice di macchinari quali tosaerba e in generale la spesa per l’acquisto di materiali se i lavori vengono fatti in economia dal proprietario.
Importante è conservare la fattura, che può essere pagata nelle varie forme ma non in contanti. Come già scritto, le abitazioni devono essere esistenti: il bonus non è valido per aree verdi presso case in costruzione, e nemmeno per edifici non abitativi, così come non lo è nel caso di fatture intestate a società e non a privati. Per edifici ad uso promiscuo è previsto comunque il bonus dimezzato.
Fin qui tutto chiaro. La vera incognita sarà la partecipazione al bonus. Come accennato, in questo settore il nero la fa da padrone, e bisognerà vedere chi sarà disposto ad affrontare una spesa “ufficiale” in cambio della detrazione del 36% su 10 anni.

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