Cremona, una provincia che invecchia e cresce solo con l’arrivo degli stranieri

L’Ufficio Statistico della Provincia ha fotografato la situazione a fine 2017 sulla base dei dati Istat 


di Benedetta Fornasari 

Popolazione in costante lieve diminuzione, piccolo incremento dei residenti stranieri, aumento degli anziani. Questa, in estrema sintesi, la fotografia scattata dall’Ufficio Statistica della Provincia di Cremona che ha recentemente pubblicato il rapporto sulla popolazione residente nei comuni del territorio provinciale (dati Istat forniti dai Comuni) al 31 dicembre 2017. 
Il contesto demografico locale si caratterizza per un calo della popolazione che è passata da 359.388 unità (dato al 31 dicembre 2016) a 358.512 unità (-876 persone), di cui 176.214 maschi (49%) e 182.298 femmine (51%). Altri dati significativi riguardano l’innalzamento del “tasso di vecchiaia” che, nell’ultimo anno, è salito da 182 a 186 e l’aumento dell’Indice di Ricambio della popolazione attiva (IR), ovvero il rapporto tra coloro che presumibilmente dovrebbero uscire dal mercato del lavoro e coloro che vorrebbero entrarvi. In un anno il valore è aumentato da 139 a 141, vale a dire, su 100 persone di età 15-19 che vorrebbero entrare nel mercato del lavoro ve ne sono 141 di età 60-64 che dovrebbero uscirne. In provincia dunque si rileva un continuo invecchiamento della popolazione confermato dai seguenti dati: i bambini tra 0 e 14 ann isono solo il 13%, il 24% è rappresentato dagli anziani (dai 65 anni in su), gli over 80 raggiungono il 7%, mentre la popolazione cosiddetta “attiva” (tra i 15 e i 64 anni) si attesta al 63%. 
Il bilancio demografico provinciale evidenzia un saldo naturale (nati-morti) negativo (-1.459) e un saldo migratorio (iscritti- cancellati) positivo (+583). 
In particolare, il saldo naturale è reso negativo dalla componente italiana (-2.104) mentre gli stranieri registrano un saldo naturale positivo (+ 645), in quanto il numero dei nati è superiore a quello dei morti. A tal proposito si evidenzia che nel 2017 su 2.601 nati, più di un quarto, il 27%, erano stranieri. L’analisi, infine, fornisce i dati relativi al numero di abitanti: al 31 dicembre 2017, i comuni con più abitanti erano: Cremona 72.077, Crema 34.264, Casalmaggiore 15.425; quelli con meno abitanti Castelvisconti 284, Derovere 303 e Voltido 347. Da rilevare comunque che, dal 2016 al 2017, a Cremona e Casalmaggiore la popolazione è aumentata rispettivamente di 153 e 49 persone, invece Crema registra una diminuzione di 146 residenti. 
Per quanto riguarda gli stranieri regolarmente residenti in provincia di Cremona, si è verificato un aumento da 41.159 a 41.248 (+89 rispetto al 2016), di cui 30.919 persone, ovvero il 75%, è in età da lavoro (tra 15 e 64 anni). La comunità più numerosa è quella rumena (11.498 persone, il 28%), che rappresenta un quarto delle nazionalità straniere presenti sul territorio, seguono i cittadini indiani (6.455 unità, il 16%), marocchini (4.206 unità, il 10%) ed albanesi (3.298 unità, l’8%). 
Da una prima anali si risulta che il capoluogo di provincia ospita il maggior numero di cittadini stranieri: 10.899. Seguono Crema e Casalmaggiore con 3.839 e 2.523,
poi Soresina (1.729), Ca- stelleone (1.051), Pandino (1.031) e Rivolta d’Adda (937).
La situazione cambia se si considera l’incidenza percentuale degli stranieri sui residenti. Ai primi posti si trovano infatti paesi piccoli come Casteldidone, Corte de’ Cortesi e Bordolano, in cui gli stranieri sono il 20% della popolazione totale, seguiti da Soresina e da Cappella de’ Picenardi col 19% e 18%. Nei comuni più grossi l’incidenza percentuale degli stranieri sui residenti è invece minore: a Cremona raggiunge il 15%, a Crema l’11% e a Casalmaggiore il 16%. In generale, i dati provinciali riflettono la situazione nazionale: nel 2017 si registra un calo della popolazione rispetto all’anno precedente, determinato dalla flessione della popolazione di cittadinanza italiana, mentre aumenta la popolazione straniera. Sul fronte dei cittadini stranieri, anche in Italia sono più rappresentati i cittadini rumeni (23,1%), seguiti da quelli albanesi (8,6%).

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