Crollano i redditi delle famiglie

CORONAVIRUS • Una ricerca spiega perché l’Italia è maglia nera. Il peso del lavoro nero


VANNI RAINERI
Che il Covid tra le sue conseguenze nefaste abbia prodotto una minor disponibilità di reddito è persino banale affermarlo. Nel corso del 2020 un po’ in tutto il pianeta l’emergenza sanitaria ha comportato la brusca frenata del prodotto interno lordo e un maggior indebitamento pubblico per sostenere l’economia, e di conseguenza è diminuito il reddito delle famiglie. Ma se è normale che durante la pandemia ciò sia avvenuto ovunque, perché in Italia il fenomeno è più accentuato che altrove?
E’ quel che si chiede un’interessante ricerca svolta da Andrea Garnero e Andrea Salvatori per “lavoce.info”, i quali prima valutano l’incidenza della crisi sul reddito delle famiglie, poi cercano di spiegare i motivi del fenomeno.
Si parte dalla constatazione che tutti i paesi del mondo sono intervenuti per sostenere le famiglie nel corso della emergenza pandemica, ma in alcuni casi hanno addirittura consentito un aumento della ricchezza, in altri un forte calo. Ad esempio negli Stati Uniti, a fronte di un calo del Pil di oltre il 9%, il reddito disponibile delle famiglie è aumentato nel corso del 2020 di oltre il 10%, grazie all’aumento dei sussidi di disoccupazione e alla distribuzione di risorse (ad esempio ogni cittadino ha ricevuto 1200 dollari).
In Europa il reddito familiare è calato ma spesso in modo non significativo, come mostrano il -1,1% registrato in Germania, il -2,3% in Francia e il -3,4% in Inghilterra (dove il Pil è crollato di quasi il 20%).
In Italia il Pil ha avuto un calo notevole (-12,8%) ma non molto diverso dalla media europea, nonostante questo il reddito disponibile è sceso del 7,2%. Si potrebbe pensare che il calo sia dovuto ai minori fondi pubblici messi a disposizione delle famiglie da parte del governo, a causa proprio dell’elevato indebitamento, ma non è così: anzi, l’Italia è uno dei paesi che hanno messo sul piatto maggiori risorse, come ben spiega la tabella a fianco, che ci confronta con Germania, Francia, Regno Unito, Stati Uniti e Canada utilizzando dati Ocse. Massiccio è stato l’intervento dello Stato nella cassa integrazione guadagni, che tra marzo e aprile ha coperto quasi la metà dei dipendenti italiani. Un approfondimento, sempre su fonte Ocse, mostra come il nostro governo sia intervenuto a sostegno di un numero maggiore di cittadini, ma con importi inferiori, e comunque non evitando una significativa riduzione del reddito famigliare. Pesa anche il fatto che la cassa non vada anche a chi ha un impiego temporaneo, situazione molto frequente nel nostro Paese. Sembra invece che gli interventi a favore degli autonomi abbiano meglio consentito di fronteggiare le conseguenze economiche del Covid, ma qui va specificato che la valutazione è fatta rispetto ai redditi dichiarati. Per fare un esempio: se un contribuente nel 2019 aveva incassato 100 e dichiarato 50, se incassasse un bonus di 50 sembrerebbe in linea con i guadagni passati, ma in realtà perde la metà del suo reddito, sia pur non potendo denunciare lo sgravio (sarebbe un’autodenuncia).
In generale, il fatto che il sommerso in Italia sia molto più ampio che negli altri paesi rende difficoltoso per il governo intervenire in modo efficace. I redditi disponibili calcolati comprendono anche l’economia sommersa, ma se è possibile valutarne il valore globalmente, diventa impossibile farlo singolarmente. Come fa notare la ricerca, l’ostacolo si sarebbe potuto superare imitando gli Usa, cioè con un contributo a tutti di 1200 dollari, ma avrebbero accettato i nostri concittadini una somma data anche ai ricchi e, ancor peggio, a chi evade il fisco?

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