Green pass: fatta la norma, il rebus controlli

 

Vanni Raineri

DOMANDE & RISPOSTE

Dove e quando è obbligatorio il green pass?
La certificazione verde sarà necessaria dal 6 agosto per tutti gli over 12 in zona bianca e servirà per accedere a eventi sportivi, fiere, congressi, musei, parchi tematici e di divertimento, centri termali, sale bingo e casinò, teatri, cinema, concerti, concorsi pubblici. A partire da quella data diventerà obbligatoria anche per sedersi ai tavoli al chiuso in bar e ristoranti (non al bancone), ma anche in piscine, palestre, per sport di squadra e nei centri benessere, sempre al chiuso.
Per avere il pass serve necessariamente aver fatto il vaccino?
No. La certificazione verde viene rilasciata anche a chi ha ottenuto un risultato negativo al test molecolare/antigenico o è guarita dal Covid. La durata del pass in caso di guarigione è di sei mesi a partire dal giorno di avvenuta guarigione. Nel caso del tampone negativo, invece, il test ha una validità di quarantotto ore dall’esecuzione. Per chi si vaccina la durata del documento è di nove mesi dopo la somministrazione della seconda dose.
I tamponi andranno pagati a prezzo pieno?
Il Commissario all’emergenza Figliuolo, d'intesa con il Ministro della salute Speranza, sta lavorando a un protocollo con le farmacie e con le altre strutture sanitarie per assicurare fino al 30 settembre 2021 la somministrazione di test antigenici rapidi a prezzo calmierato.
Servirà aver fatto una o due dosi di vaccino?
Per l’accesso a ristoranti, teatri, cinema, piscine e alle altre attività elencate sopra è necessaria almeno una dose di vaccino.
Chi non ha il green pass rischia delle multe?
In caso di violazione delle norme illustrate può essere elevata una sanzione economica da 400 a 1000 euro, sia a carico dell’esercente sia del cittadino. In caso di violazione per tre volte in tre giorni diversi, potrebbe scattare la chiusura dell’attività da 1 a 10 giorni.
Anche i bambini devono avere la certificazione?
Il green pass non è richiesto a chi ha meno di 12 anni. Gli under 12, dunque, possono entrare ovunque anche senza tampone.
E per i trasporti pubblici?
Al momento il green pass non è previsto sui treni e sui trasporti locali: bus, tram e metro. L’obbligo sui mezzi potrebbe arrivare nelle prossime settimane. Intanto però si continua però a viaggiare a capienza ridotta, con posti alternati e mascherina.

 

Tra le contraddizioni della gestione pandemica c’è quella del controllo rigoroso in certi ambienti e del liberi tutti in altri contesti. Nell’arco di poche ore a tanti di noi è capitato di passare dalle verifiche puntuali (gel, misurazione temperatura corporea, mascherine sempre indossata nonostante il caldo opprimente) alla libertà assoluta di una celebrazione di massa di un trofeo calcistico. Come si può giustificare tutto ciò? Semplicemente con la solita difficoltà di effettuare i controlli. Sono tanti i casi di leggi su cui si aprono discussioni infinite e poi sono di fatto vanificate dall’assenza, o quasi, di verifiche che le rendano efficaci. Solitamente poi, giunti a questo punto, si cerca di risolvere la situazione con una nuova legge. Uno dei tanti casi, di cui abbiamo scritto di recente, riguarda il lavoro in nero nei campi sotto il sole cocente, soprattutto all’interno delle serre. Dopo la morte di un ragazzo di origine africana di 27 anni cosa si è fatto? Inasprito i controlli che tra l’altro non sono complicati, essendo il fenomeno alla luce del sole in tutti i sensi? Macché, si è proceduto con una legge regionale che vieta il lavoro nei campi nelle ore più calde. Legge ovviamente disattesa, per il consueto motivo che a controllare non ci va nessuno.
Detto questo, e con tali precedenti, sorprende che sulla discussione in corso sul green pass non si parli mai di chi potrà fare i controlli e come, circostanza non di poco conto considerando sia la legge in generale sia i contenuti del Dpcm. Partendo proprio dal decreto firmato il 17 giugno scorso dal presidente del Consiglio Mario Draghi, questo autorizza il controllo del certificato da parte delle forze dell’ordine e dei pubblici ufficiali nell’esercizio delle proprie funzioni. Anche il personale delle compagnie aeree, marittime o dei trasporti potrà chiederci di mostrare il certificato. Nel caso di eventi artistici e di intrattenimento, sportivi, o feste come i matrimoni, i gestori dei locali pubblici o dei luoghi dove si svolgono questi eventi avranno diritto a controllare la documentazione, mentre il ministro della Salute Roberto Speranza ha precisato che albergatori, ristoratori e negozianti non avranno il diritto di chiedere ai clienti il certificato verde. Anche un recente articolo di Beppe Severgnini ha richiamato l’impossibilità da parte dei ristoratori di chiedere il pass, pure nel caso di matrimoni. Già oggi per partecipare ad un ricevimento nuziale è necessario portare con sé il green pass (o tampone negativo), ma nessuno poi lo controlla. Potrebbero farlo le forze dell’ordine, ma quando mai capita di vederli all’ingresso di un ristorante?
Il problema dunque non è solo di conoscere dove si potrà entrare col green pass, ma anche di chi controllerà che l’accesso sia regolare. Tra l’altro se si prevede una multa salata per il gestore di un locale al quale però non è permesso di effettuare compiutamente il controllo si crea ovviamente una situazione paradossale.
In attesa del nuovo decreto, nella bozza presentata giovedì da Draghi viene spiegato che sono i titolari o i gestori dei servizi e delle attività per i quali è introdotto l’obbligo del green pass a verificare il possesso di idonea certificazione. In caso di violazione può essere elevata una sanzione pecuniaria.
Ma il problema non si esaurisce qui: è vero che il QRcode verifica l’autenticità del pass, ma se questo è originale ma non della persona che lo presenta? È consentito il controllo incrociato con un documento personale per scongiurare l’ipotesi che chi lo utilizza lo abbia avuto in prestito da un amico o parente? Per non parlare dei documenti falsificati, non semplici da verificare da parte di un occhio poco abituato.
Anche per questo tanti ristoratori e baristi si lamentano, al grido di “non facciamo i controllori”. In realtà già lo fanno, se pensiamo ad esempio al divieto di vendere alcol ai minorenni. Restano però i problemi sul tavolo, che rischiano di diventare insormontabili ad esempio nei locali ad alta rotazione dei clienti: si pensi al bar di una stazione ferroviaria, dove servirebbe un impiegato solo per il controllo documenti.
Ci sono poi altri aspetti da valutare. Ad esempio, la vaccinazione è consentita, ed anzi auspicata, anche da parte degli immigrati extra Ue (si calcola siano poco meno di un milione in Italia): il virus non distingue certo tra clandestini e regolari, motivo per cui si cerca di vaccinare tutti, senza che ciò comporti una verifica sul loro status per evitare che non si presentino all’appello. Ma poi col green pass come la mettiamo? Lo facciamo anche a loro che sono fantasmi per la nostra società tranne quando rappresentano un pericolo, come nel caso del contagio?
Tanti problemi di difficile soluzione, ma che sarebbe meglio affrontare e risolvere prima che sia troppo tardi.

Obbligo della certificazione al lavoro La proposta di Confindustria divide

Continua a dividere la proposta di Confindustria di chiedere ai lavoratori il green pass per entrare al lavoro. A respingere l’idea, in primis, è stato il ministro del Lavoro Andrea Orlando, che l’ha bollata come «proposta unilaterale», ma ha aperto a un «confronto costante». Il suggerimento degli industriali, che parte dall’obiettivo di salvaguardare la salute e di evitare nuove chiusure, prevede che il dipendente che rifiuta il vaccino possa essere destinato ad altri incarichi ma anche sospeso dal lavoro, con un impatto diretto sulla busta paga mensile. Perché questo avvenga, è necessaria una nuova legge, come nel caso dell’obbligatorietà del vaccino imposta ai sanitari. Fra i più contrari ci sono i sindacati, che parlano di effetti discriminatori e di violazione della riservatezza della persona. Al loro grido si unisce quello di alcuni imprenditori e di Coldiretti, che evidenzia come il green pass obbligatorio al lavoro renderebbe problematica la stagione del raccolto nelle campagne e la vendemmia, anche perché circa un quarto dei lavoratori stagionali di questo settore sono stranieri.
Una posizione più mite è quella degli esercenti. Confcommercio richiama il governo «all’accortezza», per bilanciare il contrasto alla pandemia con la ripresa economica. Il rischio principale - sottolineano - è che la necessità della certificazione verde freni il giro di affari. Nel dibattito si inserisce la proposta avanzata dall’imprenditore della moda Brunello Cucinelli, che si dice pronto a mettere in aspettativa per sei mesi i dipendenti non vaccinati, garantendo loro lo stipendio. 

Commenti