Una proposta concreta di rilancio: il mercato della terra e del Po


TURISMO • La avanza Paolo Panni, l’eremita del Po. Oltre la retorica delle frasi fatte dei politici, serve costruire alleanze dal basso

Vanni Raineri

Se è vero che la pandemia, purtroppo ancora in corso, ha messo in ginocchio tante piccole e medie aziende dei nostri territori, è altrettanto vero che, specie nei momenti più bui, la gente del Po ha sempre saputo tirar fuori il meglio, rimboccandosi senza sosta le maniche, non accettando in nessun modo l’ipotesi di doversi arrendere. Ce lo hanno insegnato i nostri padri e i nostri nonni, che hanno avuto a che fare con pandemie, carestie e guerre mondiali. I loro saperi, i loro esempi, la loro forza sono ancora tra noi e rappresentano non solo un patrimonio inossidabile ma, ancora di più, devono essere quella vera e speciale eredità, lasciata a tutti, per realizzare, da subito, un domani, che è immediato, migliore. Ma Emilia e Lombardia devono sapere fare e realizzare di più, insieme e subito. Si è sempre detto che il Grande Fiume unisce, ed è vero. Ma, fino ad ora, non ha unito a sufficienza e le due rive non hanno saputo dialogare e creare abbastanza insieme. Spesso ci siamo fermati sotto ai nostri campanili, guardando magari con un filo d’invidia l’erba forse più verde del vicino, dando vita più a inutili antagonismi che a reali progetti in grado di dare benefici a tutti. Lasciamo che i campanili, quelli veri, continuino con i loro rintocchi a scandire la vita, le giornate, i momenti lieti e quelli purtroppo funesti delle nostre comunità. Per il resto non occorrono campanili ma ponti, non servono barriere ma distese di verde e di grano, quelle che in questi giorni dipingono le campagne dell’una e dell’altra riva, per creare reali e immediati (basta volerlo) progetti di sviluppo comune. Il recente riconoscimento di Riserve MaB Po Grande Unesco per il tratto mediano del Po, che ha già delineato ed avviato il suo piano d’azione, ed ha finalmente unito le due rive, sia un motivo, reale e concreto in più, per un paio di progetti attuabili da subito.
In questi anni abbiamo spesso sentito tanti incravattati dal deretano piatto e pelato (leggasi politici), delle varie fazioni, riempirsi la bocca con frasi tipo “fare rete”, “creare sinergie”, “fare sistema”, frasi fatte, piene di retorica e scontate uscite magari da qualche inutile (sì assolutamente inutile… forse utile alle tasche di qualcuno e dei soliti noti) scuola o corso di politica (tempo perso, avrebbero fatto meglio a dedicarlo a cose vere e a lavorare invece di dare aria alla bocca). Non servono frasi fatte, non servono paroloni, non servono incravattati che facciano a gara, tra di loro, per dimostrare a tutti chi possiede un vocabolario più ricco e variegato, magari infarcito di inutili e vomitevoli inglesaggini. In attesa che qualcuno di questi incravattati vada a vivere (meglio se con biglietto di sola andata) oltre Manica tra le nebbie londinesi, le nostre terre, forti proprio dei saperi e degli esempi dei padri e dei nonni che ci hanno preceduto, possono scommettere su ciò che abbiamo, mettendolo in campo, ora e subito.
Anni fa, in quel di Polesine Parmense (divenuto poi Polesine Zibello con una “spoliticata”che portò ad unire due comunelli per crearne uno nuovo di tremila abitanti a contarli tutti, con vantaggi che ancora oggi si devono vedere) si fece una iniziativa, denominata “Mercato della terra e del Po”, del tutto locale, voluta giustamente per creare una “vetrina” domenicale dei prodotti del territorio. Purtroppo, a sua volta, dopo un po’ di edizioni, tristemente tramontata. Partendo proprio da quella esperienza, con l’aiuto e il supporto fondamentale delle associazioni di categoria dell’una e dell’altra sponda, perché non creare un vero e proprio “Mercato della terra e del Po” che unisca Parma, Piacenza e Cremona, ed i loro prodotti? Abbiamo prodotti che ci invidiano in tutto il mondo, si pensi soltanto alla salumeria (con Culatello di Zibello, Coppa Piacentina, Salame Cremonese ma anche ai vari strolghino, pancetta, fiocco, salami di vari “ordini e gradi”), ai formaggi con Parmigiano Reggiano e Grana Padano che non hanno bisogno di presentazioni (le merita invece un “nuovo arrivato” il Cacio del Po, assolutamente meritevole) ma anche ad alcune specialità di nicchia come il Pizzetto di Torricella del Pizzo e il Tortel Dols di Colorno per proseguire con altre ghiottonerie come il torrone e la mostarda di Cremona, la frutta della Val d’Arda, l’Aglio di Monticelli d’Ongina, i tanti prodotti dell’artigianato del fiume. Con un po’ di buona volontà, lasciando da parte i campanili e credendo invece, coi fatti, in queste potenzialità, si può creare, stavolta sì, un vero e proprio Mercato della Terra e del Po, che sia itinerante e porti le nostre aziende, le nostre specialità e la nostra cultura ovunque ci verrà richiesto. Sarebbe anche un modo per creare, facilmente, nuovi posti di lavoro e nuove opportunità per i giovani e per coloro che intendono fare impresa.
Non abbiamo solo prodotti e specialità ma anche tanti gioielli della cultura fluviale, si pensi in particolare ai musei del Po. Nel giro di pochi chilometri, tra Parma, Piacenza e Cremona, possiamo vantare l’Acquario e il Museo Etnografico di Monticelli d’Ongina, i musei della città di Cremona, il Museo Palenoantropologico del Po di San Daniele Po, il Museo della civiltà contadina e dei reperti bellici di Zibello, il Cinematografo – Museo del Cinema di Zibello, il Museo del Culatello e del Masalèn di Polesine, il Museo del Mondo Piccolo di Roccabianca, il Museo Amarcord degli strumenti musicali Meccanici insieme a quello di storia naturale di Torricella del Pizzo, il Museo del Bijou e il Museo Diotti di Casalmaggiore e il Museo Etnografico (Mupac) di Colorno. Perché, prendendo spunto da altre esperienze analoghe già avviate (leggasi ad esempio quella dell’Associazione Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli), non dare vita a una associazione dei Musei del Po di Parma, Piacenza e Cremona, prevedendo per esempio una scontistica sui biglietti d’ingresso, un sito in grado di farli conoscere tutti insieme e un percorso (con tanto di cartina) che li unisca? Anche questo sarebbe un modo rapido e semplice per far conoscere di più, e meglio, quello che abbiamo, creando opportunità turistiche e, perché no, dando l’occasione, attraverso quello che potrebbe diventare un vero e proprio Ecomuseo del Po, di nuove opportunità lavorative, per i nostri giovani, evitando che cerchino in altri lidi gli sbocchi per la loro vita, tenendo sul territorio potenzialità, cervelli e capacità.
Non servono progetti straordinari, bastano piccole, semplici e attuabili cose, lasciando da parte i campanili, per il domani immediato di queste terre di mezzo.
Paolo Panni, Eremita del Po

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