QUANDO IL DIFETTO E' PROGRAMMATO


ELETTRONICA • Parte dalla Francia la battaglia contro l’obsolescenza industriale 

di federico pani

La procura della Repubblica presso il Tribunale di Nanterre, in Francia, ha aperto un fascicolo a carico nientemeno che di Apple. Chissà se, per risolvere il contenzioso, l’azienda di Cupertino deciderà di applicare ai propri prodotti un’etichetta con una data di scadenza. Già: perché a essere contestato alla Mela è proprio il reato di obsolescenza industriale pianificata, punibile con una legge varata ad hoc dal governo francese nel 2016. Il deterioramento tecnologico programmato di un prodotto, cioè una specie di difetto di produzione che emerge solo nel tempo è una strategia commerciale volta, sostanzialmente, a generare la necessità di acquistare prodotti sempre nuovi. La più famosa di queste operazioni fu quella messa in atto dal cartello delle maggiori industrie di illuminazione del tempo: nel 1924, Osram, Philips, General Electric e altri si riunirono nel cartello Phoebus per dare una durata limite ai filamenti di tungsteno, 1000 ore.
L’oggetto del contendere, tornando nell’ambito della telefonia è l’ultimo aggiornamento iOS che Apple ha messo a disposizione per frenare la caduta nelle prestazioni delle batterie. Risultato: l’aggiornamento ha prodotto un’involuzione delle performance del dispositivo. Guarda caso, hanno fatto notare le associazioni dei consumatori, è accaduto proprio contestualmente alla presentazione dell'ultimo modello di Iphone. L'azienda di Cupertino non ha ancora rilasciato una risposta ufficiale; tuttavia, dato che simili accuse sono state già mosse all'azienda di Tim Cook, la risposta potrebbe essere verosimilmente essere la stessa data allora: l’usura a cui vanno incontro i dispositivi è fisiologica, data dall’utilizzo. Non solo: ogni aggiornamento è traumatico per il telefono, soprattutto se contiene dati e programmi installati. Di qui, il consiglio di salvare su una memoria esterna o in rete tutti i dati prima di eseguire aggiornamenti completi. Bisogna però saper distinguere: un conto è la percezione di possedere oggetti le cui prestazioni, a confronto di nuove, risultano non soddisfacenti; dall’altra, appurare che un prodotto è stato costruito per cominciare a diventare inservibile da un certo momento in poi. Capire insomma se la colpa, se così si può dire, è nostra che non ci sappiamo accontentare oppure è di chi produce, che ci costringe a trovarci in mano elettrodomestici, telefonini o veicoli inservibili e soprattutto non più convenienti da far riparare. «Sono stato costretto a cambiare il mio Pc. Innanzitutto, non supportava più nessun aggiornamento. E poi, quando ho scoperto che continuando a tenerlo avrei dovuto rinunciare a Skygo, è stato troppo: ho dovuto sostituirlo», ci dice un po’ scherzando un cittadino della nostra provincia. Ma non si può negarlo: la combinazione di software complessi e dispositivi datati rende molti attrezzi tecnologici difficilmente servibili. Da questo punto di vista, è probabile che, come suggeriscono alcuni commentatori, presto a muoversi sarà l’Unione Europea. E a venire garantita dovrà essere un’operazione che, nel tempo, ci siamo imparati a dimenticare: la riparazione. «Ho avuto un problema con il dispositivo elettrico di apertura del mio cancello automatico. Quando ho chiamato i produttori, mi hanno detto che la spesa di sostituzione sarebbe stata di 200 euro. Per curiosità ho chiamato il mio elettricista, prima di farlo cambiare. Ed è stata una fortuna: me la sono cavata con un relè, pagato 10 euro: un furto! Ma comunque meno che sostituire la scheda dell’apparecchio».

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