Galletti, portavoce in tv dei millenials

PRIMO PIANO • Il 18enne di Torre ospite in prima serata su Raidue a “Nemo”

di vanni raineri

Enrico Galletti, il 18enne di Torre de’ Picenardi che da qualche mese collabora col nostro giornale, sta diventando un habitué dei programmi televisivi di punta. Dopo essere stato ospite di “Tagadà” e “L’aria che tira” su La 7, e al Tg2, venerdì sera ha avuto uno spazio di rilievo in prima serata su Raidue, nel programma “Nemo-Nessuno escluso”, condotto da Enrico Lucci e Valentina Petrini. Un programma di successo che mette al centro le storie raccontate davanti al pubblico dai protagonisti. Si è parlato di politica, di gigolò, di baby gang, di navi sequestrate, di calcio, di cinema, e, attorno alle 22, i fari si sono accesi su Enrico, che ha fatto un intervento rivolto ai parlamentari (#carionorevoli). Ha parlato della necessità per i giovani di trovare validi motivi per rimanere in Italia e scommettere sul futuro del nostro paese, e lo ha fatto con la sua consueta incisività e chiarezza, ricevendo poi gli apprezzamenti di Alba Parietti e degli altri ospiti in studio.Enrico, raccontaci un po’ questa nuova esperienza. 
«Si dice che alle belle esperienze un po’ ci si abitua. Per me non è così. Ogni volta che mi invitano in tv corro a parlarne con amici e professori, fosse anche per una questione prettamente logistica. Quando parto - e solitamente le conferme le ricevo poche ore prima della partenza - devo variare un po’ gli impegni scolastici e quelli personali. Puntualmente trovo nelle persone che mi sono vicine una grande disponibilità e il mio stesso entusiasmo. A volte mi chiedo: “Perché proprio io e non altri?”. La verità è che ogni volta che parto mi sottopongo a una prova con me stesso. C’è sempre un po’ di tensione, è inevitabile. Ma dall’altro lato la soddisfazione di poter fare qualcosa per portare in alto il punto di vista dei giovani. Sono esperienze che non dimenticherò mai e che allo stesso tempo mi ricordano ogni volta l’importanza di non montarsi la testa mai, perché, nella vita, non si è mai arrivati da nessuna parte».

Il tuo sogno è quello di fare il giornalista televisivo. Che te ne pare di un contenitore come Nemo? 
«Il mio sogno è quello di fare il giornalista televisivo... ma lo si capisce così tanto? Nemo è un bellissimo programma. Ho avuto modo di conoscerlo anche negli aspetti un po’ più nascosti, quelli che in tv non si vedono. Mi sembra un contenitore al passo con i tempi, variegato e adatto a tutti. Bella, secondo me, la formula dei monologhi. Piuttosto di un’intervista frontale e tradizionale,i canonici tre minuti per esporre un determinato argomento da angolazioni e punti di vista diversi».

Stai diventando una sorta di portavoce della generazione dei Millenials. Una bella responsabilità. 
«Sì, lo ammetto: mi fa piacere. In una delle mie ultime partecipazioni in tv un Ministro in studio aveva detto: “Lui è il r appresentante di una categoria”. Mi fa piacere essere considerato una sorta di portavoce, ancora di più il fatto che molti coetanei mi scrivano, su Facebook, su Instagram e via mail, per darmi suggerimenti e per sottolineare i loro personali punti di vista. Spesso mi chiedono: “Perché non scrivi un articolo su questo tema? È molto sentito fra i giovani”. È il risultato più bello, dimostra che i giovani non sono davvero svogliati e disinteressati come vengono comunemente dipinti. Ah, dimenticavo: un giorno un diciottenne mi ha scritto che andavo ospite solo nelle tv di regime e che, quindi, ero un venduto. Ho preso la sua critica e l’ho portata a casa, come cerco di fare sempre. È bello anche ricevere critiche, no?».

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