Cremona, un bosco urbano per dare respiro alla città

NUOVA URBANISTICA • L’interessante proposta nel libro dell’architetto Nicola Bignardi 


di Paolo A. Dossena 
«Le piacerebbe uscire da Cremona e camminare in un bosco? Come sarà questo bosco? Qual è la differenza fra un antico fossato difensivo e i campi coltivati con i sistemi intensivi di oggi?». 
Così comincia l’intervista con l’architetto Nicola Bignardi, uno degli autori di “Cremona: quattro visioni della città”, edito dall’Ordine degli Architetti di Cremona. Il titolo si spiega con il fatto che il libro raccoglie altri tre interventi, oltre a quello di Nicola Bignardi: di Enrico Maria Ferrari, Angelo Micheli e Fernando Nicolosi. 
«Il progetto, il bosco, sarà uno spazio senza nessun tipo di recinzione, un luogo dove uno può camminare in qualsiasi direzione. Dopo vent’anni di disastro agroambientale, questo progetto include il concetto di Biodistretto». 

Perché circondare Cremona con un bosco? Cos’è un Biodistretto? 
«Il progetto del bosco nasce da un mio desiderio e da come ho sempre visto e vissuto il limite dato dal campo agricolo a coltura intensiva. In quanto campo agricolo, non è molto diverso da un muro o da un fossato difensivo. Oggi siamo infatti circondati da campi nei quali non entriamo mai e che sono quindi diventati un muro lungo chilometri. 
Il bosco invece è uno spazio aperto, libero, transitabile, abitabile. Il bosco, quindi, sposterebbe oltre l’attuale recinto urbano, e, come luogo accessibile sarebbe un luogo per nuove scuole. Sarebbe un tentativo di spostare oltre il limite invalicabile, sentendoci meno prigionieri di noi stessi e di questo mondo. Questa visione si dovrebbe concretizzare attraverso i Bio-Distretti e i Pagamenti Agroambientali, che sono fatti con fondi europei. Quindi ci sono sia le leggi sia i fondi.
Il Bio-Distretto è un’area geografica dove cittadini, agricoltori, pubbliche amministrazioni e operatori turistici stabiliscono un accordo per la gestione sostenibile delle risorse locali».

Quale sarebbe il ruolo delle pubbliche amministrazioni?
Esse dovrebbero vietare l’uso dei pesticidi su tutto il territorio comunale, attivando il Bio-Distretto, che deve però nascere dal basso, solo attraverso la volontà del cittadino consapevole. Perché se l’agricoltore sa che cambierà metodo produttivo, il consumatore sa a sua volta che comprerà il pomodoro non solo a chilometro zero, ma anche senza pesticidi e diserbanti». 

Cosa cambierebbe con tutto questo? 
«L’agricoltore riceverebbe sovvenzioni dall’Unione Europea che gli coprirebbero tutti i mancati guadagni. E passerebbe ad un’agricoltura di tipo biologico, con enormi benefici per la propria salute che non sarebbe più a diretto contatto con sostanze tossiche. Tutto questo gioverebbe anche alla salute nostra e dell’ambiente in generale». 

Con l’introduzione del bosco e del Bio-distretto, che fine farebbero le arterie che collegano Cremona al mondo esterno? 
«Ovvio che le strade che ci sono oggi rimarrebbero e anzi verrebbero valorizzate in quanto nuove porte urbane. Infatti una volta la città era cinta da mura e c’erano le porte urbane. Le quali erano luogo di eventi, di mercati, di scambi, e rendevano riconoscibile ciò che era interno (la città) da ciò che era esterno». 

Quale tipo di eventi ospiterebbero oggi le nuove porte urbane? 
«Qualsiasi tipo di evento che aggreghi le persone. Le nuove porte urbane dilatate nella dimensione del bosco potrebbero ospitare nuove eventuali costruzioni con la caratteristica del padiglione espositivo. Quella del padiglione è una figura metaforica, che esprime la capacità di accettare la trasformazione, il cambio di funzione, accompagnando l’uomo nella sua crescita e nel suo bisogno di fare sempre nuove esperienze ed esperimenti. 
Tutto questo contribuirebbe alla transizione della città come Torrazzo- centrica (rappresentazione dell’uomo egocentrico) a luogo policentrico (rappresentazione dell’uomo della condivisione). 
Credo infatti che l’uomo sia oggi uno spirito in transizione da un’anima egocentrica individualistica a un’anima solidale che fonda la propria esistenza sulla condivisione». 

Cosa unirebbe le porte urbane dilatate al bosco?
«Tre mongolfiere permanenti designerebbero le nuove porte urbane, conferendo loro funzioni eccellenti. Le mongolfiere ricostruiscono in modo nuovo un rapporto con il cielo e sarebbero un punto di riferimento al posto dei campanili. 
Un dipinto di Cremona del 1860 ci mostra infatti che la città era ricca di campanili, i quali oggi non si vedono più perché i palazzi moderni ne hanno coperto la vista. 
Oggi il grattacielo non è più un simbolo di modernità ed è estraneo al paesaggio della pianura padana. L’idea è quella di tre mongolfiere ancorate al suolo. Esse sostituirebbero la figura del campanile come punto di riferimento per chi si sposta. 
Questa idea delle mongolfiere mi è venuta a Bournemouth, una cittadina sulla costa meridionale dell’Inghilterra. Nel giardino principale di questa località esiste una mongolfiera ancorata che, in base alle fasce orarie, resta immobile come punto d’orientamento o funziona come attrazione turistica, spostandosi quindi in su e in giù, alzando il proprio sguardo sul Canale della Manica. Tutto questo si collega al bosco: le strade di Cremona che vanno fuori città diventano porte urbane dalle quali si vedono le mongolfiere come punto di riferimento. Concludendo, il mio progetto vuole essere un grande campo di libertà, e di questo mi piacerebbe informare tutti i presidi e tutte le scuole di Cremona. Comunque, per chi fosse interessato, il mio intervento è visionabile su You Tube digitando: “Architetti a Cremona Nicola Bignardi”». 

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