«RAGAZZI DEBOLI, VITTIME DEL DEGRADO SOCIALE, AFFETTIVO E CULTURALE»

DANIELA BORELLA, RESPONSABILE DEL CENTRO PSICOSOCIALE DELL’OSPEDALE OGLIOPO 


Bambini maltrattati, bambini sfruttati, bambini considerati come un peso, bambini sacrificati del rapporto conflittuale dei genitori, bambini usati come oggetti o come prede, bambini sui quali fare soldi. La cronaca purtroppo ci riserva ogni giorno notizie ripugnanti che vedono i più piccoli nella veste di vittime. Solo nella nostra provincia, in pochi giorni ci sono stati almeno tre casi eclatanti. In primis la tragedia dell’omicidio della piccola Gloria, di due anni, per la quale è imputato il padre separato dalla moglie. Poi il caso del piccolo di un solo anno dimenticato nell’auto parcheggiata in un centro commerciale sotto il sole cocente, salvato fortunatamente dal passaggio di un uomo attirato dalle sue grida. Infine una storia scoperta oggi che ha radici nel passato: una ragazza che ha raccontato di aver subito violenze sessuali da parte del nonno da quando aveva 12 anni. Tre casi molto diversi, ma che vedono tutti il bambino oggetto senza difese da sfruttare e gli adulti incuranti dei suoi minimi diritti. Ne parliamo con la dottoressa Daniela Borella, Responsabile del Centro Psicosociale (CPS) e della Comunità Residenziale Alta Assistenza (CRA) dell’Unità Operativa di Psichiatria dell’ospedale Oglio Po di Casalmaggiore, presso il Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze dell’Asst di Cremona. 
«Manca l’attenzione ai bisogni del bambino – afferma la dottoressa Borella -, e l’attenzione si sposta sui bisogni dell’adulto. La sopravvivenza dei bambini alla nascita dipende totalmente dagli adulti, non solo a livello organico ma anche emotivo-psicologico. Tutti i comportamenti che essi assorbono nei primissimi anni di vita fino all’adolescenza sono la traccia per costruire la loro personalità. E’ dimostrato che chi abusa dei bambini ha avuto più frequentemente nell’infanzia esperienze di questo tipo, come se non fosse possibile imparare ad amare se non ci si è sentiti amati da qualcuno. Questi comportamenti dunque si ripetono, soprattutto laddove c’è degrado culturale e sociale, ma non solo: ci sono abusi sessuali anche in famiglie “insospettabili”. Purtroppo contribuisce l’abuso di medicinali e sostanze come la cocaina che fa perdere il controllo. Ma soprattutto è cambiato il focus nella famiglia: è al suo interno che si genera gran parte delle violenze, anche sessuali». 
Anche perché il familiare conta sul silenzio della vittima.
«Certo, l’omertà assoluta nasce dal disagio psicologico del bambino: questi atti passano come normali atti di educazione. Anche nel caso di semplice ribellione del bambino a un no del genitore, che è fatto per crescere, se lo si punisce picchiandolo non è più educazione: lui impara che il no si trasferisce in un’aggressione, e lui stesso nel tempo diventa aggressivo. La diversità fisica impedisce poi al bimbo di difendersi, sta di fatto che chi è stato abusato da piccolo è come se non lo ricordasse, perché perpetua l’abuso, nei confronti del quale non prova sentimento di pietà». 
Non a Cremona ma a pochi chilometri da qui c’è stato l’incredibile caso della Val d’Enza. «La cosa più sconvolgente è che non si tratta di una sola persona ma di un gruppo organizzato, dall’assistente sociale allo psicologo e altri che, stando almeno all’accusa, plagiavano bambini, inducendo loro a ingrandire quel che può essere il ricordo di una cosa innocua e innocente. Piuttosto, se un team di persone cerca di farmi credere che un bambino abbia subito violenza nonostante la mia opinione contraria, o mi adeguo o cerco di capire. In quel caso nessuno è uscito dal coro, e sono andati avanti così per anni. Sembra emergere che non ci fosse una base reale per togliere i figli ai genitori, ma mi domando: come è possibile che tutti fossero d’accordo?». 
Quando il Tribunale dei Minori chiede un consulto, c’è la possibilità da parte di uno specialista di scoprire la verità celata? 
«Il giudice ascolta la tutela minori, a meno che non veda lui dettagli che lo insospettiscano. Ma in genere, purtroppo, la tutela minori viene sempre ascoltata. Il nostro territorio è competenza del Tribunale dei Minori di Brescia, e quando io faccio relazioni ai familiari sottoposti a controllo, la mia relazione finisce alla tutela minori, che la invia al giudice. Devo dire che rarissimamente il giudice mi ha chiamato». 
Cosa accade se lo psichiatra manifesta un parere diverso rispetto alla tutela minori?
«In quel caso si provvede a fare una perizia esterna». 
Fatto sta che casi come questo, oltre ai maltrattamenti negli asili di cui spesso si sente parlare, non fanno che minare la fiducia dei genitori nei confronti delle istituzioni. 
«I cittadini pagano perché le istituzioni assolvano il loro compito, affidano loro i propri figli, e se viene a mancare la fiducia nelle istituzioni è devastante. E’ la decadenza dei principi morali». 
E’ a favore o contro la presenza di telecamere negli asili? 
«Sono d’accordo, non solo negli asili ma anche nelle case di riposo, perché purtroppo la tendenza è quella di prevaricare i deboli». 
Vanni Raineri 

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