Palma Bucarelli, regina di quadri, non di stracci

LA STORIA • Bellissima, raffinata e colta, diresse la Galleria Nazionale di Arte Moderna nonostante le accuse prima e dopo il fascismo


alessandro zontini
Regina di quadri è il titolo di un meraviglioso libro di Rachele Ferrario uscito, nel 2010, per Mondadori nella collana “Le scie”, dedicato al genio sublime di Palma Bucarelli, studiosa di arte e donna raffinata che seppe, con lungimiranza e grande eleganza, coniugare cultura e mondanità. Nata a Roma nel 1910, fin da adolescente Palma Bucarelli iniziò ad interessarsi d’arte e di bellezza, dedicandosi alla cultura ed alla pittura, senza tralasciare la passione per la moda e l’eleganza che suscitava ammirazione nei coetanei ed invidia nelle giovinette che la conoscevano. Compiuti gli studi liceali, si iscrisse alla facoltà di lettere presso La Sapienza e si dedicò allo studio dell’arte, dell’archeologia, frequentando i massimi studiosi dell’Italia degli anni ’30, nonché le più rinomate biblioteche di un tempo in cui, senza il monocorde ricorso ad internet, lo studio di antichi tomi e lo scorrere di vecchie pubblicazioni riservava spesso spunti inediti e scoperte inebrianti. Sono proprio le scoperte nell’ambito dell’arte moderna e d’avanguardia che la qualificano come geniale studiosa di un mondo, quello dell’arte che, ancora oggi, sembra di predominio maschile e dove le donne solo con grande difficoltà raggiungono ruoli di preminenza. Personaggio controcorrente e dotato di grande caparbietà, frequentatrice di intellettuali del carisma di Curzio Malaparte, Alberto Moravia, Alvar Aalto, Mario Praz, suscitò, paradossalmente, ammirazione anche in quanti cercarono di osteggiarne l’intraprendenza. Un aneddoto che serve ad inquadrare meglio il “personaggio” Bucarelli: avendo vinto il concorso, dapoco bandito, quale ispettrice della Galleria Borghese a Roma, Palma viene invitata insieme a tutti i suoi colleghi, nel 1933, da Mussolini. Il duce sta attraversando il momento della sua massima potenza, è uno degli uomini più ammirati in tutto il Mondo; Palma non si presenta, non tollerando che quell’uomo voglia asservire, al regime ed alla sua gloria, l’arte, che, a suo avviso, deve essere libera e senza costrizioni di sorta. La vera “dea della fortuna” di Palma Bucarelli si chiama Giuseppe Bottai, ministro dell’Educazione nazionale del partito nazionale fascista, uomo di notevole cultura, dalle mille stagioni. Questi vide nella bellissima, algida ed intelligentissima Palma Bucarelli la figura ideale per rivoluzionare lo studio dell’arte moderna italiana e la volle, già nel luglio del 1941, quale direttore della Galleria Nazionale d'Arte Moderna (la GAM). Bottai, evidentemente, condivideva il pensiero della Bucarelli per cui mentre l’arte antica era già stata debitamente studiata, quella contemporanea, allora considerata solo “cronaca”, andava affrontata ed adeguatamente veicolata. Anche da una giovane donna  piena di iniziativa. Poiché la guerra precipitava nel suo vortice di distruzione, temendo le bombe alleate e le razzie tedesche, Palma Bucarelli decise di asportare grandi quantitativi di opere d’arte che, instancabilmente, iniziò a prelevare da vari musei, con l’ausilio di pochi fedelissimi aiutanti, viaggiando di notte per eludere l’aviazione alleata e le imboscate naziste, per nasconderle e salvarle da concreti e probabili rischi di distruzione e perdita. Conclusosi il conflitto, Palma Bucarelli, sempre con spregiudicatezza e coraggio, restò al proprio posto quale direttore della GAM, riorganizzandone le raccolte e trasformando il museo in uno dei più famosi d’Italia e, forse, del Mondo. Evidentemente dotata di una notevole dote di lungimiranza, riuscì ad individuare artisti italiani che, sconosciuti o quasi, sarebbero entrati di diritto nell’empireo dei grandi dell’arte del ‘900.
La Bucarelli ha il merito indiscusso, prima di altri, di aver individuato, nella congerie di artisti che affollavano l’Italia del secondo dopoguerra, l’estro creativo di personaggi del calibro di Alberto Burri, Lucio Fontana, Emilio Vedova, Mario Schifano e Giulio Turcato. Individuò nel giovane e prematuramente scomparso, in un grave incidente in motocicletta, Pino Pascali, una delle punte dell’avanguardia artistica italiana.
A lei si devono grandi mostre magistralmente organizzate: a Roma nel 1953 la prima dedicata a Picasso, nel 1958 quella dedicata a Kandinsky, cui accorse la vedova del pittore, che la lodò per la competente celebrazione del marito.
La Bucarelli ebbe il merito di aver reso noti, in Italia, Mark Rothko, Jackson Pollock, già “colossi” negli Usa, lo scultore Henry Moore, Afro, Jean Fautrier, Alberto Giacometti. Comprese, inoltre, la somma genialità di Piero Manzoni cui volle dedicare, unitamente a Germano Celant, qualche anno dopo la prematura scomparsa dell’artista soncinese, una grande retrospettiva. Era il 1971 e la studiosa decise di esporre, tra l’altro, la celeberrima Merda d’artista, oggi “pezzo” ambito dai più rilevanti musei del mondo (nel 2007 una scatoletta di “merda” è stata battuta all’asta per ben 124.000 euro). Ma, allora, la questione destò uno scandalo di rilevante eco che investì il mondo giornalistico e quello politico. L’onorevole democristiano Bernardi fu capofila di una serie di interrogazioni parlamentari (con l’approvazione ed il plauso dei partiti, da sinistra a destra) promosse contro la stessa Bucarelli che dovette difendersi dalle accuse di sperpero di denaro pubblico, di incapacità “cul ... turali” (sic), di voler tutelare, oggi diremmo con accezione sessista, “l’arte (del proprio) pop...” e dovette subire, anche, un processo penale da cui, tuttavia, venne assolta. Non era la prima volta che Palma Bucarelli era fatta oggetto di siffatti strali. Arrichì la GAM acquistando, in un sol colpo, opere di Modigliani, Monet, Van Gogh, Degas, Cezanne, Kandinsky e una scultura di Martini, per la somma, oggi ridicola, di 360 milioni di lire. Un’operazione che le costò gravissime accuse di sciupio di risorse pubbliche.
Accuse che, fin dalla sua nomina, in quanto donna, in quanto geniale, dovette fronteggiare fin dagli anni ’30, prima dall’entourage fascista, che non le perdonava una lettura dell’arte intesa in senso avanguardistico e non in linea con la celebrazione del regime, sia da vari partiti, dopo la fine della guerra. Le accuse più gravi le dovette subire, negli anni ’50 e ’60, dal Pci. Appiattito sul concetto artistico del realismo iconografico, di chiara matrice sovietica, propugnato da Palmiro Togliatti, il partito comunista non perdonava alla Bucarelli sia il totale disinteresse per il realismo artistico comunista che la passione per la pittura astratta e concettuale. Palma venne ferocemente accusata dagli onorevoli Trombadori e Terracini, del Pci, da ampi strati della Dc, da settori socialisti, liberali e dalla stampa di destra, “Borghese” e Candido” in testa. Dunque, un’ampissima rappresentanza politica, segno che la studiosa aveva “colto nel segno”. Tuttavia, a differenza dei tempi moderni, ove la critica sconfina nella contumelia e nell’accusa, spesso grave, le censure dell’epoca (indifferentemente provenienti da destra o da sinistra) contenevano note di colore e di pungente ironia: la strenua difesa di Alberto Burri e delle sue realizzazioni, per esempio, le costò l’appellativo, a metà strada tra l’ingiuria e la goliardia, di “regina degli stracci”. L’esposizione del “Grande sacco” di Burri, oltre che da parte del mondo politico, le costò accuse anche dalla Chiesa.
Non mancarono, anche, gli artisti che, per vari motivi, ne criticarono l’operato. Primi tra tutti, Giorgio De Chirico e Renato Guttuso. Ma nonostante le interrogazioni parlamentari, le accuse della stampa e di larghi strati dell’opinione pubblica, Palma Bucarelli proseguiva, indefessa, nella propria attività di ricerca e di promozione di artisti che sarebbero diventati dei grandissimi del ‘900.
Solo negli anni si sarebbe potuto compiutamente comprendere e, quindi, apprezzare questa grande “regina di quadri” (e non di stracci!) che ha raccolto, all’interno della GAM, opere immortali, oggi ben visibili, ed alla quale dobbiamo solo rivolgere il nostro imperituro ringraziamento.

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