Tecnologia 5g, reali i timori sulla salute?


Ambiente: a Cremona un convegno nazionale sull’impatto del 5g, con 4 relatori prestigiosi

Vanni Raineri 
Il 5G è dietro l’angolo, e promette di rivoluzionare un mondo, quello di internet, che già ha rappresentato la recente rivoluzione tecnologica. E come ogni evento che si annuncia epocale, porta con sé perplessità e timori, legati alla salute e alla sicurezza, con forti ripercussioni sui rapporti internazionali. Ne scriviamo su questo numero perché proprio sabato 7 si è tenuto a Cremona, nel salone di Palazzo Cittanova, un convegno nazionale sull’impatto del 5G: “Salute, ambiente, territorio. Conoscere gli effetti prima di decidere”. Un convegno che vuole mettere in luce i rischi del 5G, quindi critico nei confronti della nuova tecnologia. E che chiede una pausa di riflessione perlomeno cautelativa, in attesa di poter conoscere scientificamente i possibili rischi che si corrono. Di rilievo i 4 relatori. Si parte da Fiorella Belpoggi, che dirige il Centro Ricerca sul cancro e la malattie ambientali “Cesare Maltoni” dell’Istituto Ramazzini di Bologna. Per valutare la considerazione di cui gode si consideri che una sua testimonianza è stata ritenuta decisiva recentemente in America per ottenere un risarcimento nei confronti di una grande compagnia internazionale in tema di inquinamento ed effetti cancerogeni. E’ esperta di cancerogenesi ed ha eseguito una prima ricerca sul campo sugli effetti del 5G. Lavora per l’Istituto Ramazzini le cui ricerche sono finanziate da circa 30mila soci, e che trae la sua forza proprio dalla sua indipendenza dal sistema (e dal finanziamento) pubblico. Poi Patrizia Gentilini, medico oncologo ed ematologo (nonché esponente di primo piano) di Isde Italia, che raggruppa a livello internazionale i medici indipendenti e che ha prodotto un documento teso a dimostrare la cancerogenicità di queste onde elettromagnetiche. E ancora Laura Masiero, presidente A.P.P.L.E. (Associazione per la prevenzione e la lotta all’elettro-smog), e con lei sarà presente Paolo Orio, presidente dell’Associazione Italiana Elettrosensibili. Negli Stati Uniti sono già state fatte ricerche sui possibili effetti cancerogeni delle onde elettromagnetiche emesse dai cellulari, ma siamo ancora in attesa che Iarc (agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) e Oms (organizzazione mondiale della sanità) si pronuncino in modo definitivo sui rischi del 5G. Siamo fermi al 2011 quando le onde elettromagnetiche furono considerate nella categoria 2B (limitate evidenze di cancerogenicità sia negli esseri umani che negli animali, quindi possibili cancerogeni). Sta di fatto che il consiglio che arriva alle istituzioni sanitarie da queste, che sono le due grandi autorità internazionali sulla salute, è di adottare il principio di precauzione. Ma i governi in realtà non sembrano considerare la cosa, e a fronte del loro stallo si stanno muovendo centinaia di comuni, preoccupati dagli effetti del 5G. Non solo in Italia, tanto che Bruxelles è stata la prima grande città europea ad aver bloccato la sperimentazione 5G: «I nostri cittadini non sono cavie - ha spiegato il ministro dell’Ambiente Céline Frémault - e non posso vendere la loro salute a prezzi di mercato». Il motivo è proprio l’incertezza attorno ai rischi per la salute del 5G, più celato ma forte è poi il timore che i governi possano essere in qualche mondo condizionati in modo pesante dalle grandi aziende e dai Paesi più forti. Bisogna considerare che sul tema sono già stati dispiegati grossi investimenti finanziari, che hanno fruttato già svariati miliardi finiti nelle casse degli stati: per l’Italia per esempio già un anno fa si calcolò in oltre 6 miliardi di euro l’introito per la gara record del 5G: soldi che danno più di una boccata di ossigeno in tempi grami. Le singole Telco interessate hanno investito negli ultimi 5 anni 50 miliardi, ed hanno già a disposizione 60mila antennine: va rimarcato che le onde del 5G sono millimetriche, a più alta frequenza ma minore penetrazione, quindi il numero delle antenne si è moltiplicato tanto che l’Italia sarà invasa da una nube che sottoporrà agli effetti dell’elettrosmog globale anche chi non usa il cellulare.
Tutto questo fa alzare il livello di preoccupazione, ma c’è anche chi attende con grande fiducia e speranza l’arrivo del 5G (la stessa Frémault ha detto di auspicare l’adozione del 5G che permetterà enormi progressi anche in tema di salute, ma solo dopo aver avuto adeguate garanzie), che può rappresentare una grande opportunità, è il progresso cui non possiamo rinunciare, che ci consentirà connessioni più veloci e tante comodità. Si pensi a chi vive in piccoli paesi dove la connessione rappresenta un problema costante, è avrà la possibilità di connettersi in modo completo e molto più efficiente di chi usa oggi ad esempio la fibra ottica. I favorevoli vedono tutte queste perplessità come obiezioni che sistematicamente emergono da parte di chi si oppone al progresso, per la semplice paura dell’ignoto. A consegnare le merci saranno corrieri-robot, potremo manovrare macchinari elaborati a chilometri di distanza, e operare pazienti da una parte all’altra del mondo, e quindi anche la salute migliorerà grazie al 5G, acronimo di 5a Generazione. A patto di non dovere sfruttare la nuova tecnologia per curare una malattia che proprio la nuova tecnologia ha prodotto.

Commenti