La fuga dei medici non si ferma, nuovi addii


EMERGENZA SANITA QUATTRO NUOVE USCITE
DOPO L’ANNUNCIATO ESODO DI UNA PARTE DELL’EQUIPE DI ORTOPEDIA VERSO IL PRIVATO, PRESTO ANCHE PSICHIATRIA DELL’OGLIO PO PERDERA’ QUATTRO MEDICI 


VANNI RAINERI 

Le avvisaglie c’erano state, evidenti. Ora il fenomeno esplode anche a Cremona e si cerca di correre ai ripari, con messaggi tranquillizzanti e l’avviso di bandi per coprire i buchi. Parliamo della “fuga di medici”, che riguarda primari, équipe e specialisti vari. Già la scorsa primavera l’Asst di Cremona aveva annunciato chiusure temporanee (ad esempio le sale operatorie a causa della carenza di anestesisti), oggi siamo in clima di vera emergenza. E’ di questi giorni la notizia che Ortopedia perderà presto il primario Piero Budassi e quattro professionisti della sua Unità Operativa, tutti diretti verso una struttura privata (per tamponare l’assenza è stato affidato il primariato per 6 mesi a Stefano Caprioli). A questo si affiancano altre sostituzioni necessarie, sia pur per altri motivi, come il trasferimento a Bergamo (sempre lato pubblico) del primario di Neurologia Maria Sessa e la chiusura tra una settimana del reparto di Otorinolaringoiatria, in attesa di ristrutturazione. Ma non finirà qui: ad esempio in ottobre andrà in pensione il direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Antonino Minervino, che è anche primario di Psichiatria all’Oglio Po di Casalmaggiore, dove sono in attesa di partenza 3 dei 6 medici di quella Unità Operativa. Insomma, tappare i buchi è sempre più difficile. Ne parliamo con il dottor Luigi Borghesi, già direttore del Dipartimento di Emergenza e Accettazione dell’Asst di Cremona nonché primario di Anestesia e Rianimazione proprio all’Oglio Po, che tra l’altro è protagonista di un rientro da semi-volontario che illustriamo nell’articolo a destra, proprio finalizzato a dare una mano per sopperire all’emergenza. Dottor Borghesi, proprio lei lo scorso aprile spiegò che alla base della “fuga”, al netto delle pensioni incrementate da “quota 100”, c’erano due elementi fondamentali: lo stop alle scuole di specializzazione a numero chiuso e l’attrattività del settore privato, non solo per un motivo economico ma anche di qualità del lavoro, potendo evitare i turni notturni e festivi. Ora da Cremona se ne va in pratica l’intero reparto di Ortopedia, e non sembra finita. 
«Il caso degli anestesisti è emblematico: non appena hanno la possibilità di trovare occasione nel privato vanno, ma abbiamo l’esempio ancor più lampante di Pediatria, dove chiudono reparti dappertutto perché mancano gli specialisti. Pensiamo al fatto che una volta il pediatra di base, detto di libera scelta, non c’era. Si ha la possibilità di evitare turni e guardie in ospedale e lo si fa appena possibile: è l’andazzo generale che vale per tutta Italia. Già nel 2012 si ragionava su come rilanciare il settore pubblico e si evidenziavano questi problemi, dal definanziamento alla spending review ai conflitti istituzionali. Ricordo che fu firmato un manifesto da 23 sigle sindacali di categoria lamentando il calo dei presidi sanitari pubblici, la crescita dei privati, del ticket, del carico fiscale e il calo della qualità dei servizi sanitari. Oggi siamo al redde rationem, vale a dire che c’è il pericolo di vedere ridimensionato il Servizio Sanitario Nazionale». E pensare che parliamo di una regione, la Lombardia, che in ambito sanitario si definisce virtuosa. 
«Certo. I servizi che riusciamo a dare nel pubblico sul territorio regionale e non invece dal privato convenzionato si stanno riducendo molto, e ciò vale ancor più in un territorio periferico come Cremona, dove infatti il privato sta dando molte risposte».
Qual è il pericolo? 
«Che la sanità consenta le cure a chi ha la possibilità di sottoscrivere una polizza assicurativa personale, oppure che lo stato conceda tutto al privato». 
E al pubblico magari resterebbero i pronto soccorso, quindi i servizi che non fanno utili e con turni impossibili. 
«Appunto, esiste questo rischio, un allarme confermato anche da Anaao (Associazione Nazionale Aiuti e Assistenti Ospedalieri, ndr)». 
A Cremona in particolare cosa sta succedendo? 
«Sono stati annunciati bandi per ricoprire gli incarichi dopo le dimissioni da Ortopedia, un fatto che sconcerta, intanto chiude per ridimensionamento Otorinolaringoiatria. Riaprirà? Ne siamo certi?». 
A Casalmaggiore temono nuovi addii. Ad esempio c’è un primario di Ortopedia molto apprezzato quale il dottor Pedrazzini. Non è che lui e la sua équipe se ne andranno a Cremona? 
«Lui parteciperà al concorso ma vorrebbe rimanere all’Oglio Po, pur essendo disponibile a far fronte ai bisogni in emergenza di Cremona. Anzi sta lottando per avere un organico pieno a Casalmaggiore». 
D’altra parte lo stesso direttore Rossi ha affermato che non è importante che un reparto di eccellenza sia materialmente in un ospedale dell’Asst piuttosto che in un altro. E’ il momento di dimostrarlo. «Esatto. Il direttore ha detto che l’Oglio Po è un ospedale per acuti poiché lontano sia da Cremona che da Mantova. Ecco, l’Oglio Po non può essere schiacciato tra Cremona e Mantova, e fare da tampone per problemi altrui. L’esempio fatto per Ortopedia calza a pennello: prima si deve potenziare laddove funziona, poi risolvere i problemi». 
Detto dei tanti problemi, quali possono essere le soluzioni? 
«Intanto non agire a discapito dell’Oglio Po, dove la gente teme di dover rivolgersi altrove, anche fuori regione considerando la vicinanza a Parma. Questa situazione spero insomma non rappresenti la condanna definitiva dell’Oglio Po. Ricordo che, quando chiuse il punto nascite, si disse che si voleva mantenere l’ospedale per acuti potenziandolo, promesse ad oggi non ancora attuate se non in modo molto parziale. Ad esempio l’ambito distrettuale Casalmaggiore-Viadana non è ancora partito, e questo per un ospedale che era già interprovinciale. L’anomalia di fondo è far dipendere l’ambito da due direttori, a Cremona e a Mantova. Sul problema di fondo, purtroppo non basta buttarsi sui bandi, stante la scarsità dell’offerta. A causa dell’emergenza è stato tolto il blocco per l’assunzione di pensionati anche provenienti dalla stessa struttura, come nel mio caso, il che è avvenuto ovunque in Italia. In alcune regioni si è ventilata addirittura l’idea di chiamare i medici militari». 
Data la situazione, è immaginabile che ci siano operatori che si sacrificano parecchio per garantire il servizio. 
«Certo, per ovviare alla carenza per ora sono stati coinvolti anche i medici delle cooperative».


LA STORIA: «DOPO LA PENSIONE TANTE OFFERTE DAL PRIVATO, RIENTRO PER AIUTARE L’OGLIO PO»


Luigi Borghesi è presidente del Comitato per la difesa e il rilancio dell’ospedale Oglio Po, dopo aver fondato l’associazione Amici dell’Oglio Po. Lo sentimmo lo scorso aprile, quando era da poco stata annunciata la chiusura temporanea a Vicomoscano di tre sale operatorie su 4 per l’emergenza anestesisti: ne mancavano oltre una dozzina tra Cremona e Casalmaggiore. Ebbene, il dottor Borghesi non si è limitato a denunciare la situazione, ma si è messo in prima fila per dare una mano. Infatti da qualche settimana è rientrato in ospedale, all’Oglio Po, non più da primario ma con un incarico libero-professionale della durata di tre mesi (che saranno rinnovati). E’ l’unico (per ora) medico in pensione che ha risposto alla chiamata dell’Asst, volta a rimediare alla carenza di anestesisti. Per il resto, l’azienda ospedaliera è ricorsa anche all’affidamento a una cooperativa. 
«La carenza di anestesisti - spiega Borghesi - crea grandi difficoltà nell’attività chirurgica non solo nelle sale operatorie, ma anche sulla preparazione dei pazienti da operare. Il rischio è di saltare il pre-ricovero, con la possibilità di annullare l’operazione il giorno stesso in cui è stata fissata». 
E al pre-ricovero pensa quindi lui: 
«Sì, me ne sto occupando, con un incarico libero-professionale che implica la mia presenza tre mattine a settimana. Mi è stato anche chiesto di andare in sala operatoria, e l’ho fatto per la prima volta giovedì. In pratica - afferma sorridendo - sto ripartendo da zero: torno giovane».
E’ un po’ come se il direttore di un’azienda dopo la pensione andasse in fabbrica per aiutare la produzione. 
«Esatto, ma lo faccio molto volentieri perché ci tengo parecchio al futuro dell’ospedale. Non lo faccio certo per i soldi: d’altronde non è un caso che nessuno abbia risposto a quel bando per l’Oglio Po. Anch’io ho provato a convincere qualcuno, senza risultati. Può accettare solo chi è molto motivato». E Borghesi lo è, e intanto inizia a dare lui l’esempio, quello dell’ex primario che riparte da semi-volontario. Ma non c’è il rischio di sottostare a indicazioni di chi un tempo riceveva gli ordini, proprio come un ex direttore che si ritrova alle dipendenze del caporeparto? 
«No, non avviene nel nostro caso, in quanto l’anestesista è il medico che si rapporta con i pazienti». L’autorità insomma è la stessa. 
«Sì, agisci in scienza e coscienza con la tua professionalità, e hai anche la responsabilità del caso. Ovviamente, questo sì, non entro più nell’organizzazione del servizio. Ho un contratto e vado come libero professionista. Non sono vincolato ad orari se non a quelli del servizio».
Lo spirito però è quello del volontariato. 
«Certamente, in caso contrario non l’avrei mai fatto. Dopo la pensione sono stato bombardato da richieste dal settore privato per fare attività operatoria, ma ho sempre risposto di no. Qui non posso dire di no». 
E, sottinteso, a compensi notevolmente più bassi. Perché tre so-i mesi? 
«In precedenza vigeva la norma che non poteva rientrare nello stesso ospedale chi era andato in pensione dopo avervi lavorato. L’emergenza ha prodotto una deroga, ma solo per tre mesi, Ma mi è già stato chiesto di prorogarli. In realtà mi auguro che non ci sia bisogno, perché significherebbe che hanno trovato la soluzione, ma non è molto probabile». 
A Casalmaggiore presto sarà ridotta all’osso anche Psichiatria. «Quando andai io in pensione, tolsero il primariato di Anestesia, così come quando Budassi si spostò a Cremona tolsero Ortopedia. Entro breve dovrà essere fatto il Poas (piano di organizzazione aziendale strategoca, ndr): abbiamo chiesto che siano ripristinati i primariati di Ortopedia e Anestesia proprio per garantire all’Oglio Po la ricettività necessaria».

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