Sanatoria immigrati, poche domande



SOCIETA’ • Scarso interesse per il lavoro domestico, quasi nullo in agricoltura. Ma resta un mese

Vanni Raineri
Aveva fatto parecchio discutere il provvedimento del governo finalizzato a regolarizzare, su iniziativa del ministro Teresa Bellanova, colf e lavoratori dell’agricoltura in fase di emergenza sanitaria.
I MOTIVI DELLA SANATORIA L’annoso tema della regolarizzazione dei migranti irregolari è stato riportato d’attualità dal lockdown. In particolare è emersa subito la grande difficoltà del settore agricolo, che come in ogni stagione necessita di lavoratori stagionali che spesso arrivano dall’estero. Non meno importante è stata l’impossibilità di coinvolgere lavoratori domestici privi di contratto, che si stima siano più della metà dei totali. Il Coronavirus ha bloccato in Italia persone senza permesso di soggiorno, senza possibilità di lavorare e nemmeno in grado di rientrare in patria. Da qui il tentativo, non facile, di far rientrare l’emersione dei rapporti di lavoro nel Decreto Rilancio.
DESTINATARI Sono coloro che (senza precedenti penali) hanno un permesso di lavoro scaduto, chi lavora in situazioni di irregolarità e chi ha già ricevuto un’offerta di lavoro. La norma prevede due distinti procedimenti: la richiesta di un datore di lavoro che afferma di voler assumere un cittadino straniero non regolare già presente in Italia l’8 marzo, e che dichiara l’esistenza di un rapporto di lavoro irregolare in corso (da qui l’accusa di nuova sanatoria), e la domanda del cittadino straniero. I soli settori interessati sono quello primario e del lavoro domestico.
I DUBBI Operazione non facile, si diceva, in quanto la posizione di Italia Viva non era condivisa nella maggioranza. In primo luogo perché in fin dei conti si tratta di una nuova sanatoria, non proprio la soluzione migliore per chi non ha rispettato la legge ed ha la possibilità di regolarizzare il passato. E poi dal mondo agricolo, soprattutto nel Nord, si sottolineava come il vero problema, più che la regolarizzazione di clandestini, fosse l’impossibilità da parte dei lavoratori stagionali dell’Est Europa di raggiungere i campi italiani, dove fornivano ogni anno il loro lavoro in modo professionale.
I VANTAGGI La norma si propone anche di combattere il fenomeno del caporalato, regolarizzando chi da anni offre il suo lavoro con professionalità ma viene sfruttato, consentendone l’integrazione. Consentirà anche nuove entrate per lo Stato, anche se si tratta pur sempre di un provvedimento una tantum, l’ennesimo: servirebbe in futuro una vera riforma strutturale.
RISULTATI Trarre conclusioni potrebbe sembrare affrettato (c’è ancora un mese di tempo), ma sta di fatto che al momento l’opportunità è stata raccolta da pochi soggetti. Il Sole 24 Ore ha scritto che a metà di questa settimana le domande di regolarizzazione sono state solo 13mila, e altre 6mila sarebbero in arrivo. In gran parte si tratterebbe di lavoratori domestici. Siamo ben lontani da quota 600mila tanto temuta dai detrattori della riforma, ma anche dai 220mila stimati dal ministro Bellanova. A frenare sembra sia anche il pagamento di 500 euro per attivare la pratica (spesso pagati dai lavoratori). Sinora ben pochi datori di lavoro si sono autodenunciati, nonostante lo scudo penale.
LOTTA AL CAPORALATO In settimana c’è stato un importante blitz contro il caporalato effettuato tra Cosenza e Matera. I finanzieri del Comando provinciale di Cosenza, con l’ausilio di militari Catanzaro e Crotone, hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare a carico di 60 persone, indagate per associazione per delinquere finalizzata all’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Nel corso dell’operazione sono state sequestrate 14 aziende agricole.

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