Aggiungi un posto a tavola, ma non c’è un amico in più


Mai come stavolta era attesa la diretta del premier Giuseppe Conte. Tutti gli italiani giovedì sera erano ansiosi di sapere come avrebbero potuto trascorrere soprattutto le vacanze di Natale. Per il resto, l’attesa era stata condita dalle solite polemiche con le regioni che lamentavano di non essere state abbastanza coinvolte nelle decisioni e dai comunicati stampa arrivati alle redazioni da chi aveva già capito da tempo che tirava aria grama per chi sperava di ripartire.

Vanni Raineri
LE SCELTE DI CONTE
D’altronde poco prima dell’intervento di Conte era arrivata la notizia del record assoluto di decessi nel nostro Paese: poco meno di mille in un solo giorno. Un dato che facilitava il concetto espresso dal premier che il virus è tutt’altro che sconfitto. La curva si sta abbassando, non c’è dubbio, ma non c’è dubbio nemmeno che se allentassimo l’attenzione sarebbe prontissima a risalire. Fino a che non avremo a disposizione il vaccino (e riusciremo a somministrarlo, il che non è una formalità, come abbiamo ben visto col vaccino antinfluenzale) la guardia dovrà restare molto alta. Questo in sintesi il pensiero del Presidente del Consiglio prima di elencare le principali azioni messe in campo per affrontare festività quasi blindate. Ma vediamo nel dettaglio le decisioni prese.
FINO AL 21 DICEMBRE
Conte ha detto che il sistema delle zone tricolori (giallo, arancione e rosso) sta funzionando, e quindi non c’è motivo per modificarlo. Egli stesso ha detto che molto probabilmente tra pochi giorni tutte le zone potrebbero essere gialle (per la Lombardia il passaggio dovrebbe avvenire il 12 dicembre). Dal 12 al 20 dicembre dunque è previsto un allentamento delle misure, che poi torneranno a restringersi dal 21 fino all’Epifania. Per coloro che hanno la seconda casa, possono raggiungerla ma entro le ore 24 del 20 dicembre. Fino alla stessa ora chi rientra dall’estero deve fare solo il tampone.

MOVIMENTI
CONSENTITI DAL 21
Prorogato il coprifuoco dalle ore 22 fino alle 5, solo il giorno di Capodanno fino alle ore 7, fatti salvi ovviamente i consueti motivi legati a lavoro, salute, emergenze. Nel resto della giornata, a patto di essere in fascia gialla, si potrà lasciare il proprio comune ma non la regione: non si potrà dunque raggiungere la seconda casa in regione diversa dalla propria (a patto che non ci siano motivi di urgenza). Per tutti sarà proibito uscire dal proprio comune nei tre giorni del 25 e 26 dicembre e 1° gennaio. E’ sempre possibile fare ritorno alla propria abitazione.
Per quanto riguarda i ricongiungimenti, è sempre possibile raggiungere i genitori soli o non autosufficienti per assisterli, ma singolarmente. Le coppie conviventi possono ricongiungersi, e anche le coppie che vivono in due posti diversi possono spostarsi per ricongiungersi.

VACANZE ED ESTERO
Chi arriva o rientra da un paese estero dal 21 dicembre, oltre a fare il tampone, dovrà rispettare anche le due settimane di quarantena. E chi rientra dalla vacanza all’estero ad esempio il 7 gennaio? Non è ben chiaro se debba sottoporsi a quarantena, ma pare di no. Sono chiusi nel nostro Paese gli impianti sciistici, fatto salvo per gli atleti tesserati. Vietate anche le crociere, così come gli scali nei porti del territorio italiano.

RISTORANTI
Rimarranno sempre aperti (in area gialla, beninteso) per pranzo (massimo 4 persone per tavolo), anche il giorno di Natale, dalle ore 5 alle ore 18. Poi solo asporto o consegna a domicilio fino alle 22. La cena è consentita solo nei ristoranti degli hotel per gli ospiti che pernottano, ma con l’eccezione della sera del 31 dicembre, quando sarà possibile solo servire la cena in camera per evitare veglioni improvvisati.
SHOPPING
I negozi possono restare aperti fino alle ore 21, ma nei festivi e prefestivi rimarranno chiusi quelli all’interno dei mercati e dei centri commerciali e similari, a parte le attività consentite già oggi in zona arancione (alimentari, farmacie eccetera). In caso di assembramenti i sindaci potranno intervenire regolando l’accesso a strade e piazze o stabilendone la chiusura, consentendo sempre l’accesso ai negozi e il rientro a casa.
CERIMONIE RELIGIOSE
Per indicazione della Cei la Messa di Natale sarà celebrata alle ore 20, ma le indicazioni dei vescovi sono di celebrare diverse messe sia il 24 che il 25, per scaglionare la partecipazione dei fedeli.

DAL 7 GENNAIO
Presso le Prefetture verranno costituiti tavoli per pianificare il ritorno a scuola. Conte promette che tornerà in classe il 75% degli studenti. Riapriranno gli impianti sciistici, con le dovute cautele.
LE PROTESTE
Si imputa al Governo di essere bravissimo quando si decide di chiudere tutto, molto meno quando si tratta di stimolare la ripartenza. E’ questo che si addebita soprattutto a Conte, anche da una parte della maggioranza, che fa riferimento in particolare al Pd e a Italia Viva. Da questo fronte si è cercato fino alla fine, inutilmente, di limare i divieti sui ricongiungimenti familiari per salvare l’unità della famiglia almeno a Natale. I “falchi”, Speranza e Boccia in primis, hanno avuto la meglio, supportati anche dal terribile dato sui decessi giornalieri che ha spinto Zingaretti ad appoggiare la linea dura: un dato che qualcuno ha accolto con un certo scetticismo…
Un altra critica a Conte è quella, ricorrente, di aver scelto il mezzo televisivo invece della sede istituzionale del Parlamento per illustrare i contenuti del decreto.
La Conferenza delle Regioni, ancor prima che Conte andasse in onda, ha espresso “stupore e rammarico” per la mancanza di un confronto preventivo. Presa di mira soprattutto la stretta nei giorni del 25 e 26 dicembre e del 1° gennaio. Particolarmente critici i presidenti di Lombardia, Veneto e Liguria, mentre la Val d’Aosta sta valutando uno scontro istituzionale preparando una legge regionale che consenta la riapertura delle piste da sci.

ZONE D’OMBRA
Spiace rimarcarlo, ma la grande assente ancora una volta è l’Unione Europea. Soprattutto per gli spostamenti tra gli stati della comunità Europea, sarebbe stato utile avere una linea unica per i transiti internazionali. Così come per la politica di apertura degli impianti sciistici: alla fine il pressing sull’Austria ha fruttato almeno una apertura degli impianti d’oltralpe riservata ai soli austriaci. Ma ad esempio per la Svizzera (che non fa parte dell’Unione) non era possibile intervenire direttamente, ma era possibile isolarla con una politica unica, ad esempio con una direttiva univoca per chi vi si reca o rientra nella UE.
Per quanto riguarda i viaggi all’estero, a parte il dubbio già riportato sui rientri dopo il 6 gennaio, è logico che si possa andare in aereo ma non in auto (vietato spostarsi di regione)? Addirittura chi utilizza voli Covid tested non dovrà fare la quarantena al rientro, mentre sembra palese che sia più sicuro viaggiare all’interno della propria auto piuttosto che su un mezzo di trasporto affollato.
Anche la frase “il rientro al proprio domicilio è sempre consentito” lascia qualche perplessità: se sto rientrando è molto probabile che prima sia partito, quindi sembra che importante sia non farsi “beccare” nel viaggio di andata.
Il via libera allo sci dal 7 gennaio agevolerà ancora una volta i benestanti, in particolare chi potrà scegliere quando andare in vacanza, non certo chi è obbligato a fare le ferie nei giorni di festa.
Qualcuno si chiede anche che differenza faccia andare a messa alle 20 o andarci alle 24, ma in questo caso può valere la constatazione che si potrebbero trascorrere in compagnia le ore che portano a mezzanotte. Resta il fatto che la frase del ministro Boccia “Gesù può nascere due ore prima” è parsa di cattivo gusto, anche se nessuno sembra averlo notato.
Molto penalizzante risulta l’abitare in piccoli centri, soprattutto nei tre giorni off limits. Nella nostra provincia la metà dei cittadini abita in centri con meno di 5mila abitanti (in Italia è poco più del 16%). Un milanese o un romano hanno a disposizione molte opportunità per trascorrere il 25 e 26 dicembre e l’1 gennaio, chi vive in un paesino starà chiuso in casa. Ancor peggio va a chi gestisce un ristorante in un piccolo centro: in città qualche cliente in quei tre giorni potrà farsi vivo, ma in un paesino? Tanto vale chiudere proprio nei giorni tradizionalmente di maggior incasso.
Dando per scontato che ognuno di noi vuole evitare una terza ondata del Covid, si sente spesso mettere sotto accusa la grande libertà concessa in estate, ma non fu difficile prevedere che il rientro in città a settembre per il lavoro e la scuola avrebbe provocato danni per l’intasamento dei mezzi pubblici. Ora, siamo proprio sicuri che servirà obbligare i cittadini a rimanere in città nelle due settimane di festa invece che lasciarli andare a passeggiare al mare, in collina o in montagna? Ovvio che milanesi e romani affolleranno negozi e mezzi pubblici dalla vigilia fino all’Epifania, ma anche stavolta ce ne accorgeremo tardi.
Quanto a me, che vivo in un comune di 580 abitanti dove non c’è un ristorante, per Natale il pranzo fuori potro farlo… fuori, in piazza, a patto di sedermi al gelido tavolo con al massimo altre 3 persone.

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