Perché mi vaccino e perchè non lo faccio

COVID • Un’interessante ricerca condotta da medici italiani nei primi 4 Paesi europei

Vanni Raineri
Le nuove regole sul green pass hanno convinto parecchi a vaccinarsi, ma sono ancora molti coloro che per diversi motivi per il momento non si sono ancora sottoposti alla prima dose del vaccino. Tre fra professori universitari e ricercatori italiani presso l’Università del Lussemburgo (Conchita D’Ambrosio, Giorgia Menta e Gianmaria Niccodemi) hanno svolto un approfondimento interessante per il sito “lavoce.info” nel quale analizzano le ragioni del sì e del no al vaccino e la variazione intercorsa negli ultimi mesi nei principali Paesi europei.

Partiamo proprio da quest’ultima ricerca, che ha valutato il comportamento di italiani, tedeschi, francesi e spagnoli tra i mesi di giugno e ottobre di quest’anno sulla base di un campione (mille intervistati solo per il nostro Paese). Nel giugno scorso erano 12 su 100 gli italiani non ancora disposti a vaccinarsi, cifra che in ottobre è scesa all’8,2%. Una riduzione quindi del 30%, che sembra un buon risultato, che però si dimostra inferiore rispetto agli altri grandi stati europei. Se infatti in Germania il calo è simile al nostro (dal 13,2% all’8,8%), in Francia (dal 21% all’11%) e in Spagna (dal 7,1% al 3,6%) il numero si è quasi dimezzato. Va detto che per quanto riguarda Francia e Germania si partiva da un dato più elevato, e non sembra quindi un caso che oggi si tratti dei due Paesi a più alta incidenza di contagi. La Spagna invece era la più virtuosa e si dimostra ancora tale, tanto che il 3,6% di non vaccinati appare una soglia decisamente bassa.

Complessivamente il numero di no-vax si è ridotto in 4 mesi in modo evidente, ma all’interno dei singoli Paesi hanno pesato le diverse misure prese. Per quanto riguarda gli italiani, chi si è deciso per il vaccino lo ha fatto spinto soprattutto dalla possibilità di accedere alle attività quotidiane altrimenti precluse, se non con l’obbligo del tampone periodico (oggi come sappiamo spesso non basta nemmeno questo), quando non dell’obbligatorietà per il proprio lavoro o studio. Motivazioni simili sono quelle che hanno convinto francesi e tedeschi, mentre in Spagna sembra che a convincere gli scettici siano state la voglia di proteggere persone terze e la paura di ammalarsi seriamente.

Concentrandosi sugli italiani (l’8,2% del totale) che anche ad ottobre confermavano il loro scetticismo nei confronti del vaccino, è stato chiesto loro di formulare i motivi, anche più di uno, alla base della loro scelta. Il primo motivo, prescelto dal 74% di loro, è il timore di potenziali effetti collaterali, tra i quali c’è anche la possibilità di contrarre il virus. Il 50% sostiene che i vaccini oggi disponibili possano essere stati sviluppati troppo rapidamente. Sempre la metà circa del campione ritiene che esistano altri effetti collaterali che le autorità sanitarie potrebbero tenerci nascosti. Il 29% afferma invece di non essere preoccupato del contagio, mentre per il 25% degli intervistati il vaccino è inefficace per contrastare il virus. Sembra che il quadro delle motivazioni sia abbastanza lineare con quello degli altri tre Paesi analizzati.

È stato chiesto anche agli italiani vaccinati (il 91,8% del totale) il motivo della loro scelta. Nelle risposte (che non è detto coincidano coi veri motivi, ma vale anche per i no-vax) la prima motivazione (68%) è quella di proteggere gli altri, di poco superiore (63%) alla paura di ammalarsi. Molto staccate le altre risposte scelte: per il 31% la possibilità di avere il green pass, per il 20% poter continuare a lavorare e a studiare, per il 19% perché amici e familiari si stavano vaccinando, infine per il 18% la vaccinazione è stata fatta a seguito delle raccomandazioni del medico.

In questo caso francesi e tedeschi hanno scelto in modo più consistente (la metà circa del campione) l’opzione “per avere il green pass”, mentre scende sensibilmente la motivazione del lavoro e dello studio, ma perché al momento dell’intervista l’obbligo del pass era previsto solo nel nostro Paese.

Segnaliamo un ultimo spunto interessante della ricerca, che riguarda le fonti di informazione scelte in tema di Covid-19 a seconda che si sia vaccinati o meno. Giornali, radio e tv sono scelti dal’87% dei vaccinati e solo dal 54% dei non vaccinati. I vaccinati preferiscono anche il parere del medico (37% contro 30%) e le agenzie governative (20% contro 7%), mentre i non vaccinati propendono per social media e internet (63% contro 51%) e famigliari e amici (19% contro 12%).

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